Memorie di Adriano
Venerdì 2 Maggio
di Marguerite Yourcenar.
Comincio con un libro che mi sta veramente a cuore. Forse non è di facilissima lettura; l’avevo comprato, iniziato e mai finito tanto tempo fa. Ma era uno di quei libri che mi stavano aspettando nella mia libreria: lui ha saputo attendere, ed io l’ho ritrovato qualche mese fa. Capita spesso così per i libri importanti.
Ho trovato lo stile non semplicissimo, ma sempre piacevole, mai pomposo. Sembra di leggere uno storico dell’antichità; anzi, un imperatore dell’antichità: non scrive l’autrice, scrive Adriano stesso, che attraverso l’autrice, ci lascia intravedere qualcosa di più di se stesso di quello che dicono i libri di storia — per quanto mi riguarda, sarebbero da vietare solo per la loro irrimediabile banalità.
Lasciarsi guidare attraverso una vita, quella dell’imperatore filosofo. Attraversare l’impero dalla Spagna ai territori dei Parti. Partecipare a campagne sul Reno, alla rivolta di Gerusalemme, alle serate fatte di vino e di carezze con Antinoo. Quando ci si lascia prendere per mano, Memorie di Adriano può regalare tutto quanto di un’epoca così antica eppure separata da noi appena da più o meno venticinque vite di vegliardi. Da non perdere anche i taccuini di appunti: ricordano abbastanza bene che dietro un libro c’è sempre una vita. Anzi, due.
Una frase. Là dove un tessitore rattopperebbe la sua tela, dove un calcolatore abile correggerebbe i suoi errori, dove l’artista ritoccherebbe il suo capolavoro ancora imperfetto o appena danneggiato, la natura preferisce ricominciare dall’argilla, dal caos; e questo sperpero è ciò che si chiama l’«ordine delle cose».
Una colonna sonora. Vidrar Vel Til Loftárása — Sigur Rós.